venerdì 5 gennaio 2018

Elezioni e ruolo dell’area indipendentista

Elezioni  e  ruolo dell’area indipendentista


Scusate, è un dato storico assodato, che l’intera e variegata area indipendentista, sia stata in grado, alle elezioni regionali del 2014, con liste diversamente distinte e separate, di ottenere un importante 27,67% dei voti validi espressi (regione Sardegna, che di fatto corrisponde, oggi come ieri alla circoscrizione elettorale Sardegna).
Partendo da questo dato, certo, perché rinunciare  passivamente nel tentare, per la prima volta, questa strada unitaria?
Sappiamo perfettamente, anche alla luce delle realistiche proiezioni, elaborate dall'ufficio studi della Camera dei Deputati, ottenute sovrapponendo i dati delle elezioni politiche del 2013, al nuovo sistema elettorale odierno "Rosatellum", con i nuovi collegi:  http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/AC0763.pdf
- che non ci saranno vincitori maggioritari - cioè con maggioranze certe, ma una sorta di tripartizione tra M5S, PD-CSX, FI-CDX, quindi, praticamente non ci sarà governabilità reale di programma per l'intera legislatura, ma solo sulle singole proposte, che eventualmente matureranno negli ambienti politici - parlamentari.
Ne discenderà, conseguentemente, una necessaria ed urgente ri-modifica alla legge elettorale, per poi tornare ad un nuovo voto, quanto prima.
In pratica, verosimilmente, avremo delle camere provvisorie, per un anno o al massimo, forse, un anno e mezzo.
Che senso ha, quindi, accettare da sardisti, soluzioni politiche o intese ed accordi arrafazzonati e poco chiari, quasi "ad personam" se la prossima legislatura, sarà inevitabilmente all'insegna della transitorietà, o peggio, a perdere?
Ed allora, posto che entrambe le 2 mozioni congressuali, confrontatesi al XXXIII° congresso del PSd’Az (ottobre 2015), hanno già definito una strategia in tal senso, e  hanno dichiarato entrambe, essere una necessità, cioè la volontà di aggregare tutti i partiti ed i movimenti indipendentisti e muoversi in tale direzione politica, proviamoci.
La Direzione Nazionale e la Segreteria, ci stanno provando? 
Spero proprio di si!
Su tale ipotesi, ricordo, era intervenuto il nostro ex segretario G. Columbu, che peraltro avevo pubblicamente incoraggiato, vedi al riguardo il mio post:
http://piacerepiapiapia.blogspot.it/2017/02/sulla-proposta-di-giovanni-columbu.html
Sulle altre ipotesi, più o meno riferite dalla stampa in questi giorni, non mi pare abbia molto senso, perderci troppo tempo (dobbiamo fare come abbiamo fatto nel 2013), cioè, non serve presentarsi alla Camera, visti gli sbarramenti truffa a livello nazionale del 10% e del 3%, se si tratta di mera testimonianza con lista propria, o all’interno di liste “pseudo-Rinascimentali” che non arriveranno all’1% dei voti o peggio, è di queste ore, in coalizioni formalmente farisaiche di partiti italiani, che offrirebbero, bontà loro, seggi e collegi ultrasicuri.
Teniamo a mente, che al Senato, l'assegnazione  dei  seggi  alle  liste,  è  effettuata  con  metodo proporzionale  e avviene a livello regionale.
Accedono al riparto le coalizioni di liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 10% dei voti validi espressi e le liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 3%  dei  voti  validi  espressi,  nonché  le  liste  che  abbiano  conseguito almeno  il  20% dei voti validi  espressi nella  regione  o,  per  le  minoranze  linguistiche,  aver  eletto  almeno  due candidati nei collegi uninominali.
Per  il  Senato  della  Repubblica,  la Circoscrizione n. 20 Sardegna è composta da  3  collegi  uninominali, che  sono  costituiti  con  l'aggregazione  dei  6  collegi uninominali  della Camera: Sardegna - 01 con i collegi Cagliari e Carbonia;  Sardegna - 02  con  i collegi di Oristano e Nuoro;  Sardegna - 03 con i collegi di Sassari ed Olbia. I cinque seggi proporzionali sono attribuiti a un unico collegio plurinominale, che coincide con il territorio della Regione, vedi al riguardo il mio post: http://piacerepiapiapia.blogspot.it/2017/11/legge-elettorale-proposta-di-collegi.html
Il risultato del 20%, con tutta l'area indipendentista unita, nei collegi uninominali per il senato è un obbiettivo raggiungibile!
Quale maggior entusiasmo da parte dell’elettorato, sarebbe possibile ottenere, rispetto al presentarsi tutti insieme, attraverso una ripartizione equa e solidale dei candidati nei 3 collegi uninominali e dei 5 candidati nell’unico collegio plurinominale regionale?
C’è spazio per tutte le sensibilità politiche indipendentiste, maschi e femmine, alternati, come previsto dalle norme sulla rappresentanza di genere, purchè il messaggio sia unitario.
Occorre fare in fretta, ma sopratutto avere la volontà di farlo, per due semplici motivi di natura squisitamente  politica:
1°) Non avere nulla a che fare con i partiti italiani.
2°) Offrire una valida alternativa al popolo sardo.
In subordine, se tutto ciò non riuscisse a camminare con le sue gambe, perchè gli sgambettisti sono tanti ed hanno le gambe lunghe, come estrema ratio, il PSd'Az, ha l'obbligo di provare a stabilire un intesa con i rappresentanti Sardi del M5S, sono stato il primo, lo voglio ricordare, in tempi non sospetti (2013) a proporlo ai deputati e senatori del Movimento ed al Consiglio Nazionale, ottenendo peraltro un voto unanime in tal senso - vedi i miei post: http://piacerepiapiapia.blogspot.it/2013/12/ai-rappresentanti-del-m5s-sardegna.html e http://piacerepiapiapia.blogspot.it/2014/01/sul-m5s-sardegna-2.html
E sopratutto, sarà un ottimo banco di prova per le prossime elezioni regionali, le vere elezioni Nazionali Sarde.
In attesa che il Consiglio Nazionale venga convocato per assumere le necessarie determinazioni di sua competenza;
Augurius mannus e nòdius!

sabato 30 dicembre 2017

Sul futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura

Pubblico un interessante documento, del Consiglio dell'Unione europea, sul futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura, da leggere, fonte di riflessione per gli anni a venire. 


COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI  - 

ecco il link

martedì 19 dicembre 2017

#Province - Quelle delle altre insularità


 
La regione Sicilia, regione a Statuto Speciale come la Sardegna, con propria legge 11 agosto 2017, n. 17, resasi conto del fallimento della riforma Nazionale (ma anche della propria riforma-Crocetta), meglio nota come legge n. 56 del 2014 (Delrio), ha reintrodotto l'Elezione del Presidente del libero Consorzio comunale (così si chiamano statutariamente le province) e contestualmente del Consiglio del libero Consorzio comunale, mediante suffragio universale e diretto dai cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni del libero Consorzio (eliminando la rappresentanza di secondo grado), con la previsione che il Consiglio del libero Consorzio comunale è composto dal Presidente e da diciotto o venticinque componenti a seconda del numero di abitanti residenti nei liberi Consorzi.
 
Ci si rende finalmente conto (seppur con 3 anni di ritardi e sconquassi nei sevizi essenziali) dell'utilità di tali Enti territoriali, e sopratutto del fatto che la rappresentanza deve essere politica, diretta e democratica.
 
Questa è la Legge regionale
 
Questa è la scheda del governo, depositata alla Corte Costituzionale.

Nella speranza che la Corte, alla luce della mancata riforma Costituzionale, morta e sepolta in data 04 dicembre 2016, ripristini la dovuta, necessaria, democratica operatività delle Province e dei suoi organi, attraverso la legittimazione del voto diretto e popolare.
 
Reg. ric. n. 85 del 2017 n° parte 1 pubbl. su G.U. del 13/12/2017 n. 50
Ricorrente
Presidente del Consiglio dei ministri 
 
Resistenti
Regione siciliana
Oggetto:
Comuni, Province e Città metropolitane - Norme della Regione Siciliana - Liberi Consorzi comunali e Città metropolitane - Elezione del Presidente del libero Consorzio comunale e del Consiglio del libero Consorzio comunale - Previsione che il Presidente del libero Consorzio comunale e il Consiglio del libero Consorzio comunale sono eletti, contestualmente, a suffragio universale e diretto dai cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni del libero Consorzio - Previsione che il Consiglio del libero Consorzio comunale è composto dal Presidente e da diciotto o venticinque componenti a seconda del numero di abitanti residenti nei liberi Consorzi - Ricorso del Governo - Denunciato contrasto con il modello definito dalla legge n. 56 del 2014 degli organi di vertice degli enti territoriali di area vasta quali enti rappresentativi di secondo grado - Irragionevole aumento dei componenti del Consiglio del libero Consorzio comunale rispetto alle previsioni stabilite dalla legge n. 56 del 2014 - Violazione dei principi fondamentali di grande riforma economico-sociale contenuti nella legge statale - Esorbitanza dalle prerogative legislative statutarie regionali - Violazione dei principi di ragionevolezza, uguaglianza e unità - Violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane.
- Legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17, artt. 1 (sostitutivo dell'art. 6 della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15) e 3 (sostitutivo dei commi 5, 6, 7 e 8 dell'art. 7-bis della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15).
- Costituzione, artt. 3, 5 e 117, comma secondo, lett. p); Statuto speciale della Regione Siciliana, artt. 14, comma 1, lett. o), 15 e 17; legge 7 aprile 2014, n. 56, art. 1, commi 58 e seguenti, 67 e 69.

Comuni, Province e Città metropolitane - Norme della Regione Siciliana - Liberi Consorzi comunali e Città metropolitane - Elezione del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano - Previsione che il Sindaco metropolitano e il Consiglio metropolitano sono eletti a suffragio universale e diretto dai cittadini iscritti nelle liste elettorali dei Comuni appartenenti alla Città metropolitana - Previsione che il Consiglio metropolitano è composto dal Sindaco metropolitano e da trenta o trentasei componenti a seconda del numero di abitanti residenti nelle Città metropolitane - Ricorso del Governo - Denunciato contrasto con il modello definito dalla legge n. 56 del 2014 che prevede che il Sindaco metropolitano sia di diritto il sindaco del Comune capoluogo e che individua le Città metropolitane come enti rappresentativi di secondo grado - Irragionevole aumento dei componenti del Consiglio del libero Consorzio comunale rispetto alle previsioni stabilite dalla legge n. 56 del 2014 - Violazione dei principi fondamentali di grande riforma economico-sociale contenuti nella legge statale - Esorbitanza dalle prerogative legislative statutarie regionali - Violazione dei principi di ragionevolezza, uguaglianza e unità - Violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane.
- Legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17, artt. 2 (sostitutivo dell'art. 13 della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15) e 4 (sostitutivo dei commi 5, 6, 7, 8 e 8-bis dell'art. 14-bis della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15).
- Costituzione, artt. 3, 5 e 117, comma secondo, lett. p); Statuto speciale della Regione Siciliana, artt. 14, comma 1, lett. o), 15 e 17; legge 7 aprile 2014, n. 56, art. 1, commi 19 e seguenti, 20, 22 e 25.

Comuni, Province e Città metropolitane - Norme della Regione Siciliana - Liberi Consorzi comunali e Città metropolitane - Indennità di carica - Previsione che al Presidente del libero Consorzio comunale e al Sindaco metropolitano è attribuita un'indennità pari a quella spettante al sindaco del Comune capoluogo del relativo libero Consorzio comunale o della relativa Città metropolitana - Ricorso del Governo - Denunciato contrasto con la legge n. 56 del 2014 che prevede la gratuità di tali incarichi - Violazione dei principi fondamentali di grande riforma economico-sociale contenuti nella legge statale - Contrasto con la normativa statale in materia di razionalizzazione dei costi degli enti locali - Violazione dei principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica - Esorbitanza dalle prerogative legislative statutarie regionali.
- Legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17, art. 6 (sostitutivo dell'art. 20 della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15).
- Costituzione, artt. 3, 5 e 117, comma terzo; Statuto speciale della Regione Siciliana, artt. 14, 15 e 17; legge 7 aprile 2014, n. 56, art. 1, commi 24 e 84.

Comuni, Province e Città metropolitane - Norme della Regione Siciliana - Liberi Consorzi comunali e Città metropolitane - Disposizioni in materia di elezione diretta del Presidente del libero Consorzio comunale e del Consiglio del libero Consorzio comunale nonché del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano - Abrogazioni e modifiche - Disciplina in materia di cessazione degli organi degli enti di area vasta e in materia di gestione commissariale di tali enti nelle more dell'insediamento degli organi dei liberi Consorzi comunali e delle Città metropolitane - Ricorso del Governo - Denunciata esorbitanza dalle prerogative legislative statutarie regionali - Violazione dei principi di ragionevolezza, uguaglianza e unità - Violazione della competenza legislativa statale esclusiva in materia di organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane.
- Legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17, art. 7 (modificativo degli artt. 1, comma 3, 7, comma 1, 14, 19, commi 1 e 2, e 51 della legge regionale 4 agosto 2015, n. 15).
- Costituzione, artt. 3, 5 e 117, comma secondo, lett. p); Statuto speciale della Regione Siciliana, artt. 14, comma 1, lett. o), 15 e 17; legge 7 aprile 2014, n. 56, art. 1, commi 19 e seguenti, 58 e seguenti.

Comuni, Province e Città metropolitane - Norme della Regione Siciliana - Liberi Consorzi comunali e Città metropolitane - Disposizioni in materia di elezione diretta del Presidente del libero Consorzio comunale e del Consiglio del libero Consorzio comunale, nonché del Sindaco metropolitano e del Consiglio metropolitano - Ricorso del Governo - Istanza di sospensione dell'esecuzione delle norme impugnate.
- Legge della Regione Siciliana 11 agosto 2017, n. 17, artt. 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7.
- Legge 11 marzo 1953, n. 87, art. 35, come sostituito dall'art. 9, comma 4, della legge 5 giugno 2003, n. 131.


Norme impugnate


Num. Art. Co. Nesso  
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17   sostitutivo dell'
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15  
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17   sostitutivo dell'
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 13   
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17   sostitutivo dei
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17   sostitutivo dei
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 14 
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 14 
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 14 
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 14 
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 14 
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17  
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17   sostitutivo dell'
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 20   
legge della Regione siciliana 11/08/2017 17   modificativo degli
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 14   
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 19 
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 19 
legge della Regione siciliana 04/08/2015 15 51   

Parametri costituzionali


Num. Art. Co. Nesso  
Costituzione

 
Costituzione

 
Costituzione

117 
Costituzione

117 
Statuto Regione Siciliana

14 
Statuto Regione Siciliana

15   
Statuto Regione Siciliana

17   
legge 07/04/2014 56 19 
legge 07/04/2014 56 20 
legge 07/04/2014 56 22 
legge 07/04/2014 56 24 
legge 07/04/2014 56 25 
legge 07/04/2014 56 58 
legge 07/04/2014 56 67 
legge 07/04/2014 56 69 
legge 07/04/2014 56 84 
legge 11/03/1953 87 35    come sostituito dall'
legge 05/06/2003 131

mercoledì 29 novembre 2017

Sentenza sull'ASE

 
In riferimento all'atteso pronunciamento della Corte Costituzionale, sull'istituzione dell'Agenzia Sarda delle Entrate (ASE), è stata depositata oggi la sentenza, sintesi: un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Omissis...
per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE
1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, della legge della Regione autonoma Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25, recante «Istituzione dell’Agenzia sarda delle entrate (ASE)»;
2) dichiara, in via conseguenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l’illegittimità costituzionale dell’art. 9, comma 3, lettera a), della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016;
3) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 5, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promossa, in riferimento all’art. 97, primo comma, della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe;
4) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promossa, in riferimento all’art. 119, secondo comma, Cost., con il ricorso indicato in epigrafe;
5) dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 3, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promossa, in riferimento all’art. 81, terzo comma, Cost., con il ricorso indicato in epigrafe;
6) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 4, lettera d), della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promosse, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), Cost. e 9 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), con il ricorso indicato in epigrafe;
7) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promosse, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), Cost. e 9 dello statuto Reg. Sardegna, con il ricorso indicato in epigrafe;
8) dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 3, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promossa, in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettera g), Cost., con il ricorso indicato in epigrafe;
9) dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 12, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2016, promosse, in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera e), Cost. e 9 dello statuto Reg. Sardegna, con il ricorso indicato in epigrafe.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 24 ottobre 2017.
F.to:
Paolo GROSSI, Presidente
Nicolò ZANON, Redattore
Roberto MILANA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 29 novembre 2017.
Il Direttore della Cancelleria
F.to: Roberto MILANA

Legge Elettorale - Proposta di collegi uninominali e plurinominali

Ecco lo schema di decreto legislativo recante determinazione dei collegi elettorali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, licenziato  dal consiglio dei Ministri n. 58 del 23 Novembre 2017, e rientra nella categoria degli ATTI DEL GOVERNO SOTTOPOSTI A PARERE.
 
Questo il link contenente la  Proposta di  Relazione illustrativa al decreto  legislativo  che attua  la  delega  contenuta nell'art.  3,  commi  l  e  2,  della  legge  3  novembre 2017,  n.  165,  recante  "Modifiche  al  sistema  di  elezione  della  Camera  dei  deputati  e  del  Senato  della Repubblica. 

Delega attribuita al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali e plurinominali". In base  a  tale  legge,  che  novella  il  Decreto  del  Presidente  della  Repubblica  n.  361  del  1957,  recante "Approvazione  del  testo  unico  delle  leggi  recanti  norme  per  la  elezione  della  Camera  dei  deputati"  (di seguito T.U.), nonché il decreto legislativo 20 dicembre 1993 n.  533, recante "Testo unico delle leggi recanti norme per l'elezione  del  Senato  della Repubblica",  il  territorio  nazionale  è  suddiviso,  per quanto  riguarda l'elezione della Camera dei deputati,  in ventotto circoscrizioni elettorali indicate nella Tabella A,  allegata al testo  di  legge,  e  in  venti  circoscrizioni,  coincidenti  con  le  Regioni,  per  l'elezione  del  Senato  della Repubblica. 

La delega, è stata trasmessa alla commissione I^ - Affari Costituzionali (Assegnata il 24 novembre 2017 - Termine il 9 dicembre 2017),  da  esercitarsi  entro  trenta  giorni  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  citata  legge. 

Questo il link  contenente la proposta di  "determinazione  dei  collegi  elettorali  uninominali  e plurinominali".
https://drive.google.com/file/d/1uTYLglOkEyi0PBo5JeaIrxIdMy1JGxPl/view?usp=sharing
Ad una prima veloce lettura,  per i collegi in Sardegna, parrebbe non ci siano particolari discostamenti rispetto alla legge 07/08/2015 n. 122, in vigore dal 01/07/2016, con la quale si sarebbe dovuto andare a votare, se non fosse intervenuta l'abrogazione contenuta nel presente decreto legislativo (con riserva di verifica e approfondimento).

In sintesi, per quanto riguarda gli aspiranti di casa nostra:
La circoscrizione  Sardegna  ha  6 collegi  uninominali  per  la  Camera,  in  numero  pari  a quello  dei  collegi uninominali del Senato del  1993  di Cagliari, Nuoro, Carbonia, Sassari, Olbia e Oristano. Per l'assegnazione degli  11  seggi proporzionali sono costituiti due collegi plurinominali: Sardegna- O1, che include i collegi di Cagliari, Carbonia, Oristano, con 6 seggi; Sardegna- 02, che include i collegi di  Sassari, Olbia, Nuoro, con 5 seggi. 

Per  il  Senato  della  Repubblica,  i  3  collegi  uninominali  sono  costituiti  con  l'aggregazione  dei  6  collegi uninominali  della Camera: Sardegna - 01 con i collegi Cagliari e Carbonia; Sardegna - 02  con  i collegi di Oristano e Nuoro;  Sardegna - 03 con i collegi di Sassari ed Olbia. I cinque seggi proporzionali sono attribuiti a un unico collegio plurinominale, che coincide con il territorio della Regione.



domenica 12 novembre 2017

C@DDOTZU - Bottas pò s'acua arta.

C'è un significato Massonico nel simbolo (: + :) diviso, più, diviso ?

Certamente?

Tautologicamente Si!

Tra enunciati descrittivi e prescrittivi vi è una differenza semantica radicale.

Gli enunciati descrittivi pretendono di adattarsi al mondo; gli enunciati prescrittivi pretenono che il mondo si adatti a essi.


venerdì 20 ottobre 2017

ASE, RICORSI, E MAGGIORANZE IN AGONIA

LA REGIONE, SULL'AGENZIA SARDA DELLE ENTRATE INTIMA AL GOVERNO  DI RITIRARE IL RICORSO? Al Consiglio dei Ministri sono tutti rattrappiti dai brividi di terrore, per l'ultima uscita di Ra-Paci, che fa seguito alle "PRESSIONI politiche" da parte del PdS sul presidente Pigliaru. Partito, che ancora oggi, non lascia comprendere chiaramente, se in caso di mancato ritiro del ricorso da parte del governo, abbandonerà per sempre la maggioranza, ovvero continuerà a sostenere le azioni di questo centro sinistra degli sconquassi infiniti.
L'Assessore Ra-Paci, sostiene che la legge è operativa dal 1° gennaio 2017,  e che il ricorso presentato dal governo non la mette in dubbio, in quanto contesta solo l'art. 3, chè è un articolo "di prospettiva"! 
Niente di più inesatto, AFFERMAZIONE volontariamente falsa.
Si sentano al riguardo le dichiarazioni di Ra-Paci al minuto 0,30" dell'intervista tratta dal servizio del TG di Videolina del 18 Ottobre 2017, delle ore 14,00.
http://www.videolina.it/articolo/tg/2017/10/18/entrate_sull_agenzia_sarda_la_regione_intima_il_governo_ritira_il-78-656945.html
Il ricorso, per l'esattezza, non è limitato solo all'art. 3, ma a ben 5 articoli della l.r. istitutiva dell'ASE, http://www.regione.sardegna.it/j/v/2604?s=323191&v=2&c=13906&t=1&anno= come rappresentati nello specchietto che segue, tratto dal sito della Corte costituzionale.http://www.cortecostituzionale.it/schedaRicorsi.do?anno=2017&numero=3&numero_parte=undefinedi
Il ricorso pendente, verrà discusso nell'Udienza Pubblica del 24/10/2017
IN ATTESA DI CONOSCERE LA SENTENZA DELLA CORTE, IL CUI ESITO APPARE ABBASTANZA SCONTATO, IN CASO DI SOCCOMBENZA DELLA REGIONE, DOVREBBE ESSERE AUTOMATICA L'USCITA DALLA ATTUALE MAGGIORANZA DEL PDS, POSTO CHE DA TEMPO, IL GRUPPO, STA CERCANDO UN SUO RIPOSIZIONAMENTO NEL PANORAMA DELLE ALLEANZE PER LE PROSSIME REGIONALI. MA NELL'ARIA SI AVVERTONO PROFUMI INDEFINITI.
TRA SABATO E DOMENICA PROSSIMI, SUI MONTI DI VILLAGRANDE STRISAILI, QUESTI ODORI SARANNO PIU' INTENSI, COMPRENSIBILI E RICONOSCIBILI?
FORSE SI O FORSE NO?
Reg. ric. n. 3 del 2017 n° parte 1 pubbl. su G.U. del 01/02/2017 n. 5

Ricorrente
Presidente del Consiglio dei ministri

Resistenti
Regione autonoma Sardegna

Oggetto:
Imposte e tasse - Norme della Regione Sardegna - Istituzione dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE) - Competenze in materia di accertamento e riscossione dei tributi devoluti, compartecipati e regionali derivati - Ricorso del Governo - Denunciato contrasto con la disposizione statutaria sull'accertamento e la riscossione dei tributi propri - Contrasto con la competenza legislativa esclusiva statale nelle materie del sistema tributario e contabile. 


- Legge della Regione Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25, artt. 1, comma 2 [recte: 4], lett. d), e 3, comma 1.
- Costituzione, art. 117, comma secondo, lett. e); Statuto speciale della Regione Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), art. 9.

Imposte e tasse - Norme della Regione Sardegna - Istituzione dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE) - Competenze in materia di accertamento e riscossione dei tributi devoluti, compartecipati e regionali derivati - Comitato di indirizzo regionale sulle entrate (CIRE) - Attivazione del servizio di riscossione dei tributi locali attualmente non riscossi - Ricorso del Governo - Denunciata violazione della disposizione statutaria sull'accertamento e la riscossione dei tributi propri - Violazione della competenza legislativa esclusiva statale nelle materie del sistema tributario e contabile - Lesione dell'autonomia dei Comuni in relazione ad alcuni poteri di accertamento e di riscossione dei tributi locali.
- Legge della Regione Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25, artt. 3, comma 1, e 12, comma 1.
- Costituzione, artt. 117, comma secondo, lett. e), e 119, comma secondo; Statuto speciale della Regione Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), art. 9; decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, art. 52.

Imposte e tasse - Norme della Regione Sardegna - Istituzione dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE) - Modalità e tempi di riversamento nelle casse regionali del gettito delle entrate erariali - Affluenza presso l'ASE delle entrate spettanti alla Regione ai sensi dell'art. 8 dello Statuto - Ricorso del Governo - Denunciato contrasto con la disciplina, contenuta in disposizioni di attuazione dello Statuto, che attribuiscono l'esercizio di tali funzioni allo Stato - Violazione del principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica che prevede l'applicazione a Regioni ed enti locali del regime di tesoreria unica di cui alla legge n. 720 del 1984 - Contrasto con il vincolo per le pubbliche amministrazioni di assicurare il pareggio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico.
- Legge della Regione Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25, art. 1, comma 5.
- Costituzione, artt. 97, primo comma, e 117, commi secondo, lett. e), e terzo; decreto legislativo 9 giugno 2016, n. 114, art. 2; legge 29 ottobre 1984, n. 720 [art. 1, comma 1].

Imposte e tasse - Norme della Regione Sardegna - Istituzione dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE) - Verifica della correttezza dei dati e dei calcoli per l'esatta determinazione di quanto spettante alla Regione a titolo di compartecipazione regionale alle quote erariali - Previsione di un raccordo continuo con la struttura statale - Ricorso del Governo - Denunciata determinazione di maggiori oneri privi di copertura finanziaria - Violazione del principio dell'obbligo di copertura finanziaria - Contrasto con la competenza legislativa esclusiva statale in materia di ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali.
- Legge della Regione Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25, art. 3, comma 3.
- Costituzione, artt. 81, comma quarto [rectius: terzo], e 117, comma secondo, lett. g).


Norme impugnate


Num. Art. Co. Nesso
legge della Regione autonoma Sardegna 28/10/2016 25
legge della Regione autonoma Sardegna 28/10/2016 25
legge della Regione autonoma Sardegna 28/10/2016 25
legge della Regione autonoma Sardegna 28/10/2016 25
legge della Regione autonoma Sardegna 28/10/2016 25 12 

Parametri costituzionali


Num. Art. Co. Nesso
Costituzione

81 
Costituzione

97 
Costituzione

117 
Costituzione

117 
Costituzione

117 
Costituzione

119 
Statuto Regione Sardegna


decreto legislativo 15/12/1997 446 52 
decreto legislativo 09/06/2016 114

Udienza Pubblica del 24/10/2017 rel. ZANON



Testo del ricorso
N. 3 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 10 gennaio 2017

Ricorso per questione di legittimita'  costituzionale  depositato  in
cancelleria il 10 gennaio 2017  (del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri). 
 
Imposte  e  tasse  -  Norme  della  Regione  Sardegna  -  Istituzione
  dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE) - Competenze in  materia  di
  accertamento e riscossione dei tributi devoluti,  compartecipati  e
  regionali derivati - Modalita' e tempi di riversamento nelle  casse
  regionali del gettito delle entrate erariali  -  Previsione  di  un
  raccordo  continuo  con  la  struttura   statale   per   verificare
  l'esattezza dei dati e dei calcoli per determinare l'importo  della
  compartecipazione regionale alle quote erariali. 
- Legge della Regione Sardegna 28 ottobre 2016, n.  25  ("Istituzione
  dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE)"), artt. 1, commi 2  [recte:
  4], lett. d), e 5, 3, commi 1 e 3, e 12, comma 1. 


(GU n. 5 del 2017-02-01)

     Ricorso ex  art.  127  della  Costituzione  del  Presidente  del
Consiglio   dei   ministri,   rappresentato   e   difeso   ex    lege
dall'Avvocatura  generale  dello  Stato  presso  i  cui   uffici   e'
domiciliato in Roma alla via dei Portoghesi, 12; 
    Contro  la  Regione  autonoma  della  Sardegna,  in  persona  del
presidente  pro  tempore,  per  la  declaratoria  di   illegittimita'
costituzionale della legge regionale Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25,
ed in particolare dell'art. 1, comma 2 lettera d), dell'art. 1  comma
5, dell'art. 3 commi 1 e 3 e dell'art. 12, comma 1, come da  delibera
del Consiglio dei ministri in data 23 dicembre 2016. 
    Sul B.U.R. Sardegna 3 novembre 2016, n. 50 e' stata pubblicata la
legge  regionale  28  ottobre  2016,  n.  25,  recante   «Istituzione
dell'Agenzia sarda delle entrate (ASE)». 
    All'art. 1, comma 1, si precisa che  l'ASE  viene  istituita  «al
fine di potenziare e razionalizzare  il  Governo  delle  entrate  del
sistema Regione». 
    Il  successivo  comma  6  prevede  che «l'ASE  ha   personalita'
giuridica di diritto pubblico ed e' dotata di autonomia  finanziaria,
organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e gestionale». 
    Si premette che lo Statuto della Regione Sardegna (approvato  con
legge cost. 26 febbraio 1948, n. 3)  consente  alla  Regione  sia  la
istituzione di tributi propri (l'art. 8 dello Statuto prevede che «Le
entrate della regione sono costituite: [...] h) da  imposte  e  tasse
sul turismo e da altri tributi propri che la regione ha  facolta'  di
istituire con legge in armonia con i principi del sistema  tributario
dello Stato;»), sia  l'accertamento  e  la  riscossione  dei  tributi
medesimi. 
    Cio' risulta in particolare dall'art. 9  dello  Statuto,  il  cui
comma l prevede che «la Regione puo' affidare agli organi dello Stato
l'accertamento e la riscossione dei tributi propri». 
    E' infatti evidente che se la Regione puo' affidare tali funzioni
allo Stato, ben puo' esercitarle in prima persona. 
    Tuttavia, la legge regionale n. 25/2016 in talune disposizioni e'
andata  al  di  la'  dei  limiti  previsti  dallo  Statuto  e   dalla
Costituzione. 
    Da cio' la presente impugnativa che si propone a codesta Corte ai
sensi dell'art. 127 Cost. 
 
                               Motivi 
 
1) Illegittimita' costituzionale degli articoli 1, comma  4,  lettera
d) e 3, comma 1, legge regionale n. 25/2016  per  contrasto  con  gli
articoli 117, comma 2, lettera e) Cost. e 9 dello Statuto 
    L'art. 1, comma 4, prevede che all'ASE siano attribuite una serie
di competenze tra cui, alla lettera d), il «controllo  delle  entrate
da tributi devoluti, compartecipati e regionali derivati». 
    Orbene, la giurisprudenza della Corte e'  costante  nel  ritenere
che costituiscono  tributi  propri  regionali  esclusivamente  quelli
costituiti con legge regionale; tutti gli altri tributi, ancorche' il
relativo gettito sia destinato alla Regione in tutto o in parte,  non
possono definirsi tributi propri  (cfr.  da  ultimo  la  sentenza  n.
97/2013, in cui si  legge:  «Sull'affermazione  secondo  la  quale  i
"tributi propri derivati", che sono istituiti e regolati dalla  legge
dello Stato, ma il cui gettito e' destinato a un  ente  territoriale,
conservano inalterata la loro natura di tributi erariali,  v.  citate
sentenze n. 123 del 2010, n. 216 del 2009, n. 397 del 2005, n. 37 del
2004, n. 296 del 2003»). 
    Poiche', come gia' evidenziato, l'art. 9, comma 1, dello  Statuto
riconosce alla Regione un potere di  accertamento  e  di  riscossione
esclusivamente dei tributi propri  (consentendole  di  affidare  tali
funzioni allo Stato), appare evidente come  la  precisazione  di  cui
alla citata lettera d) dell'art. 1, comma 4, della legge regionale n.
25/2016 (laddove si attribuisce all'ASE il «controllo  delle  entrate
da tributi devoluti, compartecipati e regionali  derivati»)  viene  a
porsi in contrasto con l'art. 9 dello  Statuto,  nonche'  con  l'art.
117,  comma  2,  lettera  e)  Cost.  che  riserva  alla  legislazione
esclusiva dello  Stato  il  «sistema  tributario  e  contabile  dello
Stato». 
    Per gli stessi motivi e' illegittimo anche  l'art.  3,  comma  1,
della legge regionale  impugnata,  laddove  prevede  che  la  Regione
«promuove tutte le azioni necessarie per  riconoscere  in  capo  alla
Regione, e per il successivo esercizio da parte  dell'ASE,  la  piena
titolarita' nella materia dell'accertamento e della  riscossione  dei
tributi derivati e compartecipati al  gettito  dei  tributi  erariali
prodotti o comunque generati nel territorio regionale di cui all'art.
8 dello  Statuto  speciale  per  la  Sardegna,  anche  attraverso  la
richiesta di trasferimento o la delega di funzioni  statali  riferite
alle agenzie fiscali dello Stato». 
    La disposizione  in  particolare  e'  illegittima  in  quanto  si
propone di ottenere un risultato («la piena titolarita' nella materia
dell'accertamento  e  della  riscossione  dei  tributi   derivati   e
compartecipati al gettito dei tributi erariali  prodotti  o  comunque
generati nel territorio  regionale»),  che  sulla  base  del  sistema
normativo vigente e'  illegittimo,  in  quanto  contrastante  con  il
citato art. 117, comma 2, lettera e) Cost. che riserva allo Stato  il
potere di  legiferare  sul  «sistema  tributario»  (com'e'  noto,  il
legislatore statale ha poi affidato alle Agenzie fiscali le  funzioni
di accertamento e riscossione  dei  tributi  erariali:  cfr.  decreto
legislativo n. 300/1999, articoli 56 e ss.). 
    Tra l'altro, in relazione alle entrare erariali il cui gettito e'
destinato (anche) alla Regione, e' di recente entrato  in  vigore  il
decreto  legislativo  n.  114/2016  (recante  «Norme  di   attuazione
dell'art. 8 dello  Statuto  speciale  della  Regione  autonoma  della
Sardegna - legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di
entrate  erariali  regionali»)  il  cui   art.   2   («Modalita'   di
attribuzione  delle  quote  delle  entrate  erariali  spettanti  alla
regione») prevede che: 
    «Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato
d'intesa con la Regione, sono individuati i tempi, le procedure e  le
modalita' volti a  garantire  il  riversamento  diretto  nelle  casse
regionali del gettito  delle  entrate  erariali  di  cui  all'art.  1
riscosso dall'Agenzia delle entrate, dagli agenti della riscossione e
da qualunque altro soggetto cui affluiscono le entrate spettanti alla
Sardegna ai sensi dell'art. 8 dello Statuto. 
    Nelle more dell'adozione del decreto di cui al comma 1, le  quote
delle compartecipazioni al gettito  erariale  sono  corrisposte  alla
Regione  secondo  le  modalita'   indicate   dal   presente   decreto
legislativo». 
    Tale disposizione riconosce dunque un ruolo alla Regione per quel
che riguarda «il  riversamento  diretto  nelle  casse  regionali  del
gettito delle entrate erariali» alla stessa destinate, ruolo  che  si
esplica tramite una intesa con il  Ministero  dell'economia  e  delle
finanze al quale e' attribuita la competenza ad  emanare  il  decreto
ministeriale previsto dalla citata disposizione. 
    Al di fuori  di  tale  previsione,  non  sono  riconosciuti  alla
Regione poteri o competenze sui tributi diversi da quelli propri. 
    Da cio' la illegittimita' costituzionale delle  due  disposizioni
in epigrafe. 
2) Illegittimita' costituzionale dell'art. 12, comma 1, e dell'art. 3
comma 1, legge regionale n. 25/2016 per contrasto  con  gli  articoli
117, comma 2, lettera e) Cost. e 9 dello Statuto 
    L'art.  12  della  legge  regionale  n.  25/2016,  istituisce  il
Comitato di indirizzo regionale sulle entrate (CIRE). 
    Anche tale  disposizione  e'  da  ritenersi  illegittima  per  le
ragioni indicate nel motivo precedente, in quanto al comma 1 richiama
l'art.  3  (illegittimo  per  quanto  sopra  detto)  ed  inoltre   fa
riferimento  al  servizio  di   riscossione   «dei   tributi   locali
attualmente non riscossi». 
    Cosi' dispone infatti l'art. 12: 
        «1. Successivamente all'acquisizione da parte dell'ASE  delle
competenze in materia di accertamento e riscossione di  cui  all'art.
3, anche nel caso di  attivazione  del  servizio  di  riscossione  di
tributi  regionali  propri  e  dei  tributi  locali  attualmente  non
riscossi, e' istituito  il  Comitato  di  indirizzo  regionale  sulle
entrate (CIRE) quale organo dell'ASE, con i seguenti compiti: 
    a) affiancare il direttore generale  nelle  fasi  deliberative  e
modificative relative allo statuto e agli atti regolamentari ad  esso
conseguenti e collegati; 
    b) elaborare e predisporre proposte e osservazioni  al  direttore
generale in merito alla  redazione  dei  piani  aziendali  annuali  o
pluriennali, dei bilanci e delle scelte strategiche; 
    c) supportare con pareri e consulenze le iniziative  inerenti  il
tema delle entrate». 
    Orbene, il legislatore regionale non ha considerato che i tributi
locali  sono  da  ritenersi  anch'essi  tributi  statali,  in  quanto
istituiti   con   legge   statale   (e,   come   gia'    evidenziato,
indipendentemente dal destinatario del gettito). 
    Anche in questo caso, dunque, risulta violato sia il  piu'  volte
citato art. 9 dello Statuto, sia la competenza esclusiva dello  Stato
(art. 117, comma 2, lettera e), il quale - com'e' noto -  ha  rimesso
esclusivamente all'autonomia dei Comuni alcuni poteri di accertamento
e riscossione dei tributi locali (cfr. art. 52,  decreto  legislativo
n. 446/1997). 
    Sotto tale profilo risulta violato anche  l'art.  119,  comma  2,
Cost. 
3)  Illegittimita'  costituzionale  dell'art.  1,  comma   5,   legge
regionale n. 25/2016 per contrasto con l'art. 117, comma  2,  lettera
e) Cost., con l'art. 2 decreto legislativo n. 114/2016 e  con  l'art.
117 comma 3, Cost. 
    L'art. 1, comma  5,  della  legge  regionale  n.  25/2016,  cosi'
dispone: 
        «Presso l'ASE affluiscono le entrate spettanti alla  Sardegna
ai sensi dell'art. 8 dello Statuto speciale per la Sardegna  e  delle
relative   norme   di   attuazione,   anche   quali    quote    delle
compartecipazioni   al   gettito   erariale   corrisposte    mediante
riversamento diretto, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 2 del
decreto legislativo 9  giugno  2016,  n.  114  (Norme  di  attuazione
dell'art. 8 dello  Statuto  speciale  della  Regione  autonoma  della
Sardegna - legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, in materia di
entrate erariali regionali), in riferimento al  riversamento  diretto
del gettito delle entrate erariali. La Giunta regionale, con  propria
deliberazione,  assunta  su  proposta  dell'Assessore  competente  in
materia di entrate, individua le modalita' e i tempi di  riversamento
nelle casse regionali e disciplina i relativi flussi informativi». 
    La  disposizione  e'   illegittima   laddove   attribuisce   alla
competenza  della  Giunta  regionale  «le  modalita'  e  i  tempi  di
riversamento nelle casse regionali». 
    Come si e' gia' evidenziato, il decreto legislativo  n.  114/2016
prevede invece che tali funzioni siano esercitate dallo Stato, e  per
esso  il  Ministero  dell'economia  e  delle  finanze,  con   decreto
ministeriale emanato d'intesa con la Regione. 
    Tale disciplina (in quanto contenuta in una norma  interposta  di
attuazione dello Statuto),  non  puo'  essere  incisa  da  una  fonte
inferiore (quale e' la legge regionale). 
    Da cio' la violazione delle disposizioni in epigrafe. 
    Un ulteriore  profilo  di  incostituzionalita'  della  norma,  va
ravvisato nella previsione, contenuta nel medesimo art. 1,  comma  5,
secondo cui le entrate spettanti alla Regione ai  sensi  dell'art.  8
dello Statuto, debbono affluire presso l'ASE. 
    Tale  previsione  produrrebbe  anche  l'effetto  di  portare   le
suddette entrate al di fuori della tesoreria unica statale, istituita
con legge n. 720/1984 (recante «Istituzione del sistema di  tesoreria
unica per enti ed organismi pubblici»). 
    Com'e' noto,  anche  la  Regione  Sardegna  e'  ricompresa  nella
tabella A annessa alla legge n. 720/1984  (che  fa  riferimento  alle
«Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano»). 
    Tale legge si colloca nell'ambito dei  principi  fondamentali  di
coordinamento della finanza pubblica, di competenza  dello  Stato  ai
sensi dell'art. 117, comma 3, Cost. (cfr. al riguardo la sentenza  n.
311/2012), disposizione che risulta pertanto violata. 
    Come  ulteriore  conseguenza,  la  norma  suddetta  si  pone   in
contrasto con l'art. 97, comma 1,  Cost.,  ai  sensi  del  quale  «Le
pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento  dell'Unione
europea, assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilita'  del
debito pubblico». 
4)  Illegittimita'  costituzionale  dell'art.  3,  comma   3,   legge
regionale n. 25/2016 per contrasto con articoli 81, comma 4,  e  117,
comma 2, lettera g) Cost. 
    L'art. 3,  comma  3,  della  legge  regionale  n.  25/2016  cosi'
dispone: 
        «Per garantire l'esatta determinazione di quanto spettante  a
titolo di compartecipazione  regionale  alle  quote  erariali,  l'ASE
verifica tempestivamente  la  correttezza  dei  dati  e  dei  calcoli
effettuati dalla struttura di gestione e dagli altri  organi  statali
competenti, anche attraverso un raccordo continuo  con  la  struttura
statale e avvalendosi degli strumenti e dei flussi informativi di cui
agli articoli 6 e 7». 
    La disposizione e' illegittima per violazione dell'art. 81 Cost.,
nella parte in cui prevede che l'ASE operi «un raccordo continuo  con
la struttura statale», allo scopo di verificare l'esattezza dei  dati
e dei calcoli (anche) da questa effettuati allo scopo di  determinare
l'esatto importo dei tributi dei quali la Regione e' compartecipe. 
    Tale previsione e' infatti in grado di provocare un incremento di
attivita' amministrativa sull'apparato statale (ulteriore rispetto  a
quello gia' esistente),  e  quindi  maggiori  oneri,  peraltro  senza
copertura finanziaria. 
    Da cio' deriva il contrasto con l'art. 81, comma 4 (ora comma  3)
Cost., nonche' con l'art. 117, comma 2, lettera g) Cost., che riserva
alla   legislazione   esclusiva   dello   Stato   l'«ordinamento    e
organizzazione amministrativa  dello  Stato  e  degli  enti  pubblici
nazionali». 
    E' evidente infatti, che la previsione di un «raccordo  continuo»
con gli uffici statali viene ad imporre una  necessaria  diversa  (ed
onerosa) regolamentazione in capo a questi ultimi, per effetto di una
fonte (la legge regionale), priva di competenza al riguardo. 

 
                               P.Q.M. 
 
    Si  chiede  che  codesta  ecc.ma  Corte   costituzionale   voglia
dichiarare   costituzionalmente   illegittima   e    conseguentemente
annullare la legge regionale Sardegna 28 ottobre 2016, n. 25,  ed  in
particolare l'art. 1, comma 2 lettera d), l'art. 1 comma 5, l'art.  3
commi 1 e 3 e l'art.  12,  comma  1,  per  i  motivi  illustrati  nel
presente ricorso. 
    Con l'originale notificato del ricorso si depositeranno: 
        1. estratto della delibera  del  Consiglio  dei  ministri  23
dicembre 2016. 
          Roma, 2 gennaio 2017 
 
                  L'Avvocato dello Stato: De Bellis 
 


sabato 14 ottobre 2017

ROSATELLUM BIS

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE DELLA CAMERA E DEL SENATO

Il nuovo sistema elettorale nel testo approvato dalla Camera dei deputati
     (Fonte: Servizio studi Camera dei deputati) - 13 Ottobre 2017

Il testo approvato delinea un sistema elettorale misto.
L'assegnazione di 231 seggi alla Camera (cui si aggiunge 1 collegio in Valle d'Aosta) e di 109 seggi al Senato (cui si aggiungono 1 collegio in Valle d'Aosta e 6 collegi in Trentino-Alto Adige) è effettuata nei collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui è proclamato eletto il candidato più votato.

L'assegnazione dei restanti seggi avviene, nell'ambito di collegi plurinominali, con metodo proporzionale tra le liste e le coalizioni di liste che hanno superato le soglie di sbarramento: sono quindi proclamati eletti in ciascun collegio plurinominale, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio, secondo l'ordine di presentazione.

DISTRIBUZIONE DEI SEGGI
 


(Camera dei deputati)
Alla Camera il territorio nazionale è ripartito in 28 circoscrizioni. Ciascuna circoscrizione è suddivisa in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali.
I 630 seggi della Camera sono assegnati nel modo seguente:
232 in collegi uninominali, di cui:
6 per il Trentino Alto Adige
2 per il Molise
1 per la Valle d'Aosta
386 in collegi plurinominali (circa 65 collegi, da definire con legge delega)
12 nella circoscrizione estero

(Senato della Repubblica)
Al Senato il territorio nazionale è ripartito in 20 circoscrizioni corrispondenti al territorio di ciascuna regione. Ciascuna circoscrizione regionale è suddivisa in collegi uninominali ed in uno o più collegi plurinominali.
I 315 seggi del Senato sono assegnati nel modo seguente:
116 in collegi uninominali, di cui:
6 per il Trentino Alto Adige
1 per la Valle d'Aosta
193 in collegi plurinominali
6 nella circoscrizione estero

La determinazione dei collegi uninominali – così come quella dei collegi plurinominali  è rimessa ad una delega legislativa da attuare entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge, previo parere parlamentare.
I collegi plurinominali sono costituiti dalla aggregazione del territorio di collegi uninominali contigui e tali che a ciascuno di essi sia assegnato, di norma, un numero di seggi non inferiore a tre e non superiore a otto.

Assegnazione seggi nei collegi uninominali
Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero di voti validi; in caso di parità è eletto il più giovane per età.

Assegnazione dei seggi nei collegi plurinominali e soglia di sbarramento

Alla Camera il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento.
Le soglie di sbarramento sono del 3% a livello nazionale per le liste singole e del 10% a livello nazionale per le coalizioni (e del 3 % per le liste infra-coalizione nel caso in cui la coalizione non avesse raggiunto la soglia del 10%); per le coalizioni non vengono in ogni caso computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1%.

Specifiche disposizioni garantiscono le minoranze linguistiche: la soglia prevista è in tal caso pari al 20% a livello regionale o aver eletto almeno due candidati nei collegi uninominali.
Al Senato l'assegnazione dei seggi alle liste è effettuata con metodo proporzionale e avviene a livello regionale.
Accedono al riparto le coalizioni di liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 10% dei voti validi espressi e le liste che abbiano ottenuto sul piano nazionale almeno il 3% dei voti validi espressi, nonché le liste che abbiano conseguito almeno il 20% dei voti validi espressi nella regione o, per le minoranze linguistiche, aver eletto almeno due candidati nei collegi uninominali.

LISTINI CORTI E BLOCCATI

Sia alla Camera sia al Senato, in ogni collegio plurinominale, ciascuna lista è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un determinato ordine numerico.
Il numero dei candidati non può essere inferiore alla metà, con arrotondamento all'unità superiore, dei seggi assegnati al collegio plurinominale e non può essere superiore al limite massimo di seggi assegnati al collegio plurinominale; in ogni caso, indipendentemente dal numero di seggi assegnato al collegio plurinominale, il numero dei candidati della lista non può essere in ogni caso inferiore a due né superiore a quattro.
Al termine delle operazioni degli uffici elettorali, in cui viene determinato il numero di seggi spettanti alle coalizioni e alle liste, singole e coalizzate, sono proclamati eletti in ciascun collegio plurinominale, nei limiti dei seggi ai quali ciascuna lista ha diritto, i candidati compresi nella lista del collegio, secondo l'ordine di presentazione.

LA SCHEDA E IL VOTO

La scheda è unica (una per la Camera e una per il Senato) con cui l'elettore esprime il voto sia per la parte maggioritaria che per la quota proporzionale. La scheda reca il nome del candidato nel collegio uninominale e il contrassegno di ciascuna lista o, nel caso di liste collegate in coalizione, i contrassegni di tali liste, con a fianco i nominativi dei candidati – da due a quattro - nel collegio plurinominale.
Si potrà votare:
con un segno su una lista (che vale anche per il candidato corrispondente).

con un segno sul nome di un candidato nell'uninominale. Due le possibilità in questo caso per quanto riguarda la parte proporzionale:
se il candidato è sostenuto da una sola lista, il voto si trasferisce a quella lista;
se il candidato è sostenuto da più liste, il voto viene distribuito tra le liste che lo sostengono proporzionalmente ai risultati in quella circoscrizione elettorale;
È previsto espressamente che in caso di doppio segno su un candidato e sulla lista corrispondente il voto rimanga valido.


PLURICANDIDATURE

È previsto che un candidato possa presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino a un massimo di cinque.
Sia alla Camera sia al Senato nessun candidato può essere infatti incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di 5 collegi plurinominali, a pena di nullità.
La candidatura della stessa persona in più di un collegio uninominale è nulla.
Il candidato in un collegio uninominale può essere candidato altresì nei collegi plurinominali, fermo restando il limite di 5.

Non può essere, infine, candidato alla Camera o al Senato il candidato nella circoscrizione Estero.
Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio.
Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale.

SOTTOSCRIZIONI RICHIESTE PER LA PRESENTAZIONE DELLE CANDIDATURE

Per le prime elezioni successive alla data di entrata in vigore della legge si prevede l’esonero dalla raccolta delle sottoscrizioni, per la Camera e per il Senato, per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere alla data del 15 aprile 2017.
Si prevede inoltre che per le prime elezioni successive alla data di entrata in vigore della legge il numero delle sottoscrizioni per la presentazione di candidature per l'elezione alla Camera dei deputati (almeno 1.500 e non più di 2.000 sottoscrizioni degli elettori iscritti nelle liste elettorali del collegio plurinominale) sia in ogni caso ridotto alla metà.
Una norma in parte analoga è prevista per il Senato dove è stabilito che il numero delle sottoscrizioni per la presentazione di candidature (le stesse fissate per la Camera, quindi da 1.500 a 2.000 elettori iscritti nelle liste elettorali del collegio plurinominale) è ridotto alla metà per le liste che presentano candidati nei collegi plurinominali in tutte le circoscrizioni.

RAPPRESENTANZA DI GENERE

A pena di inammissibilità, nella successione interna delle liste nei collegi plurinominali, sia della Camera sia del Senato, i candidati devono essere collocati secondo un ordine alternato di genere.
Al contempo, alla Camera è previsto che nel complesso delle candidature presentate da ogni lista o coalizione di liste nei collegi uninominali a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all'unità più prossima.
Inoltre, nel complesso delle liste nei collegi plurinominali presentate da ciascuna lista a livello nazionale, nessuno dei due generi può essere rappresentato nella posizione di capolista in misura superiore al 60 per cento, con arrotondamento all'unità più prossima. L'Ufficio centrale nazionale assicura il rispetto di tali prescrizioni.
Al Senato le medesime previsioni sono stabilite a livello regionale e spetta all'Ufficio elettorale regionale assicurare il rispetto delle medesime.

NUOVE NORME PER LA CIRCOSCRIZIONE  ESTERO

In primo luogo, non è più richiesto il requisito della residenza nella ripartizione della circoscrizione Estero per chi intende candidarsi. Al contempo si prevede che gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero.
Gli elettori residenti all'estero possono, a loro volta, essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero.
Infine, si prevede che non possono essere candidati nella circoscrizione Estero gli elettori che ricoprono o che hanno ricoperto nei 5 anni precedenti la data delle elezioni cariche di governo o cariche politiche elettive a qualsiasi livello o incarichi nella magistratura o cariche nelle Forze armate in un paese della circoscrizione Estero.

venerdì 15 settembre 2017

La mia opposizione al Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi.

Programma Nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Il 13.09.2017, sono scaduti i termini per la presentazione delle osservazioni/opposizioni. in qualità di cittadino e di consigliere comunale in carica, ho ritenuto di presentare la mia formale opposizione.

Poichè le osservazioni, continuano a essere aggiornate, questo è il link su cui si possono trovare tutti i documenti presentati e depositati al ministero dell'Ambiente.


Questo il mio documento, trasmesso il 12.09.2017 via @pec e registrato al protocollo il 13.09.2017: