martedì 13 giugno 2017

Province e CdM


  
Il Consiglio dei ministri riunitosi (cdm n.33) nella mattinata di venerdì 9 giugno 2017,  a Palazzo Chigi, tra gli altri provvedimenti, ha deliberato di impugnare, unica tra le n. 9 leggi regionali esitate, la legge Regione Sardegna n. 5 del 13/04/2017, “Legge di stabilità 2017”: in quanto "una norma, riguardante l’attribuzione del salario accessorio del personale operante presso la Centrale regionale di committenza, viola l’art. 117, secondo comma, lett. l), della Costituzione, che riserva alla competenza dello Stato l’ordinamento civile e, quindi, i rapporti di diritto privato regolabili dal Codice civile (contratti collettivi). Un’altra norma, prevedendo autorizzazioni di spesa prive di copertura finanziaria, viola l’articolo 81, terzo comma, della Costituzione";

A onor del vero, vi erano anche altri motivi, affinché il Dipartimento competente, eccepisse ulteriori ragioni di merito  segnalate ed evidenziate al Consiglio dei Ministri;

Al fine di ottenere la promozione della questione di legittimità costituzionale ai sensi dell'art. 127, 1° comma della Costituzione, avverso la legge regionale della Sardegna, n. 5, del 13 aprile 2017 (legge di stabilità 2017) in quanto:

Per palese vioazione di legge, si noti al riguardo, che il comma 13. dell’art. 2, della legge in esame, ha vìolato palesemente l'ordinamento delle autonomie locali della Sardegna, con particolare riferimento ai principi dell'articolo 5 della Costituzione “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”, e degli articoli 3, comma 1, lettera b) e 43 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna).

Ha vìolato, altresì, i principi di cui agli articoli 118 e 119 della Costituzione in quanto, si impedisce lo svolgimento delle funzioni democratiche delle autonomie locali in Sardegna, nella loro articolazione territoriale provinciale, attuale e vigente, nonché della Convenzione europea relativa alla Carta europea dell'autonomia locale ratificata con legge 30 dicembre 1989, n. 439 (Ratifica ed esecuzione della convenzione europea relativa alla Carta europea dell'autonomia locale, firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985), e dei principi di grande riforma economica e sociale contenuti nella legislazione statale previsti dalla legge 7 aprile 2014, n. 56 (Legge Delrio).
La Regione Sardegna, ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto Speciale della Regione Sardegna) pur avendo potestà legislativa in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni, può legiferare esclusivamente in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica.

A mio avviso, il comma 13. dell’art. 2, della L.R. 5/17 (legge di stabilità 2017), con l’abrogazione della norme che già stabilivano la libera e democratica elezione degli organi della Province della Sardegna, cioè: 
l'art. 27, comma 7) della LR. 2/16;
l’art. 2 della L.R. 11 novembre 2016, n. 29;
doveva essere impugnata e cassata, in quanto, di fatto,  si è  impedito il libero esercizio democratico delle elezioni (ancorché di secondo grado) costituzionalmente tutelato. 
Naturalmente il governo, ha preferito censurare aspetti molto meno importanti, e se ne è guardato bene dal toccare gli interessi politici della loro stessa parte, ben radicati in terra di sardegna.

Infatti, con tale norma sopravviveranno per un altro anno (cioè il 3° - sino al 31/12/2017) i 7  amici Amministratori Straordinari del #PD, nominati e non certo a gratis, ma al piccolo costo per le casse regionali di 110 mila euro annui circa, cadauno.

Le elezioni di secondo grado delle riformate Provincie della Sardegna, ancora una volta, non si terranno, alla faccia della sbandierata democrazia partecipata, falsamente sbandierata da Pigliaru ed Erriu, in tv e sulla stampa, esattamente a fine 2016 e non più tardi dell'inizio del 2017.

E tutto ciò, mentre l'incapacità manifesta, e la desistenza politica passiva, continuano a generare disservizi, stati di pericolo per l'incolumità pubblica, e mentre gli "straordinari" tentano,  con risibili lettere "preventive" alle autorità giudiziarie competenti, al fine di proteggersi anticipatamente il deretano da insorgenti denunce dei cittadini, sugli eventuali sviluppi negativi derivanti dall'assenza di azioni amministrative, politiche e gestionali relative alle funzioni di cui le province medesime sono titolari ma che non svolgono.

Dulcis in fundo, il governo non ha ritenuto di impugnare la norma  (proposta dall'On.le Giovanni Satta, e recepita dalla maggioranza), che in sardegna ha finalmente restituito e reintrodotto l'intera giornata di permesso se lavoratori dipendenti, e quindi la giusta dignità ai consiglieri comunali, per la partecipazione alle sedute del rispettivi Consigli.

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